Padova ed i Colli Euganei coinvolti nella Grande Guerra

La scintilla che provocò lo scoppio della Grande Guerra fu, come è noto, l’assassinio dell’Arciduca Ferdinando d’Austria il 28 giugno 1914 a Sarajevo; non tutti sanno però che c’è un legame tra l’Arciduca ed i Colli Euganei nel senso che, poche settimane prima di questo episodio che provocò la morte di 10 milioni di persone, l’Arciduca Ferdinando era ospite del Castello del Catajo per un periodo di vacanza.

Castello del Catajo

Nel corso della guerra il controllo dell’aria si dimostrò valido ed importante al pari delle operazioni terrestri sul fronte del Carso, delle Alpi ed in seguito del Piave.

Aerei da ricognizione, da caccia e da bombardamento costituirono un’arma efficace, tale da colpire ogni territorio, anche il più protetto e difeso, all’interno delle nazioni in conflitto.

L’aeroporto Gino Allegri di Padova agì inizialmente da supporto alle operazioni belliche ma i fatti di Caporetto, con il conseguente arretramento del fronte di guerra, comportò la sua trasformazione in uno dei più importanti ed impegnati aeroporti operativi; si rese presto necessario dislocare alcune squadriglie di aerei in aeroporti della provincia come a San Pelagio ed Arquà Petrarca.

Quello del Castello di San Pelagio a Terradura di Due Carrare è passato alla storia, oltre che per le azioni di guerra, per il raid su Vienna compiuto il 9 agosto 1918 dalla 87.ma squadriglia con 11 veivoli SVA (Savoia, Verduzio, Ansaldo). L’obbiettivo era, dopo un volo di 1000 chilometri, quello di lanciare nel cielo della capitale austriaca non bombe ma volantini tricolori con un messaggio del poeta Gabriele d’Annunzio che partecipò al raid. 

San Pelagio – Raid su Vienna

Anche il campo di volo di Arquà Petrarca, realizzato nella vallata prospiciente Villa Bignago e circondato per tre lati dai Colli Euganei, ospitò alcune squadriglie di bombardieri Caproni che avevano in servizio piloti americani per missioni di guerra sul fronte a est del fiume Piave.

Campo di volo di Arquà Petrarca

Ai piedi dei Colli Euganei, nel parco delle ville d’epoca di Frassanelle di Rovolon trovarono sede le truppe del comando d’armata degli arditi; lo stesso Castello di Cervarese Santa Croce ospitò le formazioni delle truppe d’assalto che qui si addestrarono per l’offensiva sul Piave dedicando particolare cura alla formazione dei reparti nuotatori nel vicino fiume Bacchiglione.

Fin dall’inizio Padova svolse un ruolo fondamentale quale centro medico-chirurgico per la cura, l’assistenza e riabilitazione a migliaia di soldati che affluirono dal fronte nei 3 lunghi anni di guerra.

Ben presto il numero dei feriti saturò cliniche ed ospedale militare così che si rese necessario convertire centri come Santa Giustina, il Seminario vescovile e Santa Croce in presidi sanitari.

Stessa sorte subirono anche ville ed alberghi nei territori vicini come ad Abano Terme ma fu necessario attivare presidi ospedalieri a Montegrotto, Battaglia terme, Este, Monselice. 

A seguito dell’istituzione dell’Università Castrense a San Giorgio di Nogaro, in prossimità quindi del fronte di guerra, l’Ateneo patavino assunse un ruolo fondamentale nella didattica e nella formazione dei medici militari.

Anche Padova subì i bombardamenti degli aerei nemici che colpirono il centro storico danneggiando palazzi e lo stesso Duomo.

In piazza Cavour a Padova, è collocata una epigrafe sulla parete di quello che fu all’epoca l’Hotel Savoia che riporta la residenza del Gen. Milan Rastislav Stefanik comandante la legione cecoslovacca, dislocata a Mogliano Veneto, che combattè contro le truppe austriache a fianco dell’esercito italiano.

Fu necessario trasferire il Comando Supremo, nell’ottobre 1917 era ubicato nel palazzo Priuli Papadopoli, oggi Collegio Teresianum, ad Abano Terme presso l’Hotel Trieste dove il Gen. Armando Diaz trovò alloggio in una suite tutt’oggi visitabile: qui firmò il bollettino della vittoria, per questo fu rinominato Hotel Trieste & Vittoria; nel vicino Hotel Orologio si era invece insediato il Circolo Ufficiali.

Hotel Trieste e Vittoria

Il Castello di Lispida a Monticelli di Monselice ospitò invece il re Vittorio Emanuele III che stabilì qui il suo quartiere generale.

Dopo Caporetto diversi comandi e distretti militari furono trasferiti nel centro termale di Abano Terme per cui ville ed alberghi furono adibiti a funzioni varie: all’Hotel Molino (oggi Ariston Molino Buja) fu collocata la tipografia che stampò i volantini di Gabriele d’Annunzio lanciati su Vienna.

A Monterosso, Villa Scalfo, oggi Monzino, chiamata anche “ Villa Bembiana” fu sede dell’ufficio stampa e propaganda e qui fu composta la versione del supremo bollettino di guerra integrato poi dal Gen. Diaz.

A Villa Molin, lungo il canale Battaglia, si insediarono alti comandi militari e qui furono elaborati i piani dell’armistizio per Villa Giusti; questi furono firmati il 3 novembre 1918 a Villa Giusti (Mandria), ponendo fine alla lunga guerra con l’Austria.

Villa Giusti (immagine tratta dal sito del FAI)

Nel dopoguerra ville ed alberghi ritornarono ai proprietari ed alle loro attività mentre campi e terreni adibiti ad aeroporti ripresero le loro funzioni agricole e vignicole.

Autore: Lorenzo Pellizzari

Rierimenti bibliografici:

  • Ali dall’Adige al Brenta – autore Luigino Caliaro – Aviani & Aviani Editori
  • Dal Piave mormorante a Villa Giusti – autore Roberto Valandro
  • La nostra guerra – Il Triveneto dal 1914 al 1919 – autori Edoardo Pittalis, Sandro Comini, Francesco Jori – Edizioni del Gazzettino
  • Guerra Quotidiana- cronache di vita a Padova 1915 – 1918 -autore Toni Grossi – Edizioni Biblioteca dell’immagine
  • Wikipedia  
  • Foto tratte da Internet

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