GLI ARDITI NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

Certamente il Centenario della Grande Guerra ha sollecitato storici ed editori a pubblicare avvenimenti ed imprese di combattenti delle diverse discipline in tutti i fronti di guerra.
La storia degli Arditi è un po’ particolare ed i riflettori si sono accesi su di loro per narrare le imprese eroiche di cui furono protagonisti.
I Comandi italiani erano rimasti sorpresi ed impressionati dalle azioni di speciali truppe d’assalto austroungariche che, con tecniche di combattimento ed impiego di armi di varia tipologia, avevano ottenuto vittorie lampo contro trincee e postazioni fortificate.
Per questo i Comandi d’Armata erano stati sollecitati dal Comando Supremo, ad istituire speciali reparti, particolarmente addestrati ai colpi di mano, agli assalti a fuoco con bombe di tipo offensivo ed ai combattimenti corpo a corpo.
L’incarico di comando della Scuola per truppe d’assalto, ricadde sul Ten. Col. Giuseppe Bassi: sulle colline di Sdricca, presso Manzano, sorse la prima sede dei volontari della 2 a Armata che costituirono il 1 o Reparto d’assalto rappresentato da una compagnia di bersaglieri e due di fanteria.
Successivamente presero corpo altri 5 Reparti e a Borgnano venne istituito il reparto d’assalto referente per la 3 a Armata; quello per la 4 a Armata fu composto a Zortea, nella zona di Canale San Bovo.
Gli addestramenti degli arditi erano particolarmente severi con intense attività ginnico sportive, prove di lotta corpo a corpo, percorsi di guerra estremi e assalti a fuoco con l’uso di granate a mano.
Non tutti sanno che anche i nostri Colli Euganei, presso il Castello di San Martino della Vaneza, in località Cervarese Santa Croce, furono sede del Corpo d’Armata d’Assalto: dopo la battaglia difensiva del Solstizio, le Armate Italiane si preparavano per lanciare l’offensiva sul Piave e gli arditi trovarono qui il terreno adatto alle esercitazioni d’assalto e all’addestramento particolare per i reparti nuotatori che consisteva nell’attraversamento a nuoto del fiume Bacchiglione con equipaggiamento completo di armi e munizioni .

L’arma bianca caratteristica era il pugnale, realizzato per accorciamento della baionetta del vecchio fucile Vetterli-Vitali, perciò più idoneo ai combattimenti corpo a corpo nel ristretto delle trincee. In dotazione avevano il moschetto 91 “Truppe Speciali”, pistole mitragliatrici Villar-Perosa, lanciafiamme e lancia torpedini Bettica; per i loro assalti disponevano del petardo offensivo Thevenot, mentre ufficiali e sottufficiali erano dotati di pistola semiautomatica Beretta “MODELLO 15” in calibro 9.
L’uniforme degli arditi presentava caratteristiche peculiari che la
contraddistinguevano: la divisa adottata era quella dei bersaglieri ciclisti, con collo risvoltato e aperto per una migliore aereazione, la giacca portava, sulla schiena, una tasca apposita per petardi e granate a mano; indossavano un maglione a girocollo oppure la camicia grigio-verde con cravatta nera.
Sulla manica sinistra della giacca era cucito il distintivo degli arditi, rappresentato di un gladio romano con un serto di alloro a sinistra e una fronda di quercia a destra, legati alla base dal nodo Savoia con il motto sabaudo FERT in evidenza.

Le mostrine nere a due punte caratterizzavano gli arditi “Fiamme Nere”, quelle verdi gli arditi Alpini, le mostrine cremisi i reparti arditi costituiti dai Bersaglieri.
In totale parteciparono ai combattimenti circa 30.000 arditi e le loro imprese, su tutti i fronti, ricevettero l’ammirazione anche da parte delle truppe nemiche per il coraggio e l’abnegazione dimostrati.
20 medaglie d’oro, 1473 d’argento, 1490 di bronzo e 508 Croci di Guerra
testimoniano i riconoscimenti per le eroiche conquiste in molte battaglie condotte con sprezzo del pericolo, pagando spesso un alto tributo di sangue.
Ne fu esempio il Ten. Carlo Sabatini, decorato di medaglia d’oro al V.M. per l’epica, audace impresa che lo portò a conquistare il Monte Corno, raggiungendo con soli 4 arditi la inaccessibile vetta e sbaragliando il presidio austriaco dopo un tremendo corpo a corpo.
Come non ricordare il cap. Ettore Viola, medaglia d’oro “l’ardito del Grappa”, uno degli ufficiali inferiori più decorati del Regio Esercito, insignito della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per l’azione, con i suoi arditi, contro il saliente nemico di Ca’ Tasson.

Altro esempio fu quello della conquista del Col Fenilon prima e del Col Moschin dopo, da parte del gruppo di arditi del Maggiore Messe che, con il comandante in testa, si lanciarono verso la sommità dei colli conquistando le cime e facendo centinaia di prigionieri.
Ogni Medaglia d’Oro meriterebbe, per la sua peculiarità, un ricordo ed un racconto a parte ma, nell’impossibilità qui di descrivere ogni impresa, ci siamo limitati ad alcuni esempi che hanno in comune, con tutti, azioni di combattimento pianificati intelligentemente e portati a compimento con successo e con risultati strepitosi.
Per più di un anno, dall’istituzione dei reparti, fino alla conclusione della guerra nel novembre 1918, gli arditi diedero prova delle loro capacità combattive ma, al termine del conflitto, le loro truppe d’assalto vennero soppresse ed i reparti vennero sciolti: finì così la loro avventura militare mentre le imprese eroiche di cui furono protagonisti restano a tutt’oggi memorabili.


Fonti Bibliografiche:
-La via degli eroi gli arditi sul Monte Grappa – Autore Antonio Melis – Editoriale Programma.
-I fronti dell’inutile strage – Autore Alessio Perin – Editore Dario De Bastiani.
-Wikipedia, l’enciclopedia libera.
-WWW.arditigrande guerra.it/chi erano gli arditi.

Alberto Gamba
Lorenzo Pellizzari

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